Dieta Detox

In una minima percentuale di persone, alimenti specifici o loro componenti possono provocare reazioni avverse. Tali reazioni sono generalmente classificate come allergie alimentari (reazioni che interessano il sistema immunitario) o come intolleranze alimentari (reazioni che non interessano il sistema immunitario).

Le allergie alimentari si manifestano quando un allergene (una proteina dell’alimento che provoca l’effetto negativo, che nella maggior parte delle persone non produce reazioni avverse) innesca una catena di reazioni riproducibili che interessano il sistema immunitario.

Le intolleranze alimentari, invece, non interessano il sistema immunitario. Esse possono essere classificate come enzimatiche (perché dovute, ad esempio, alla carenza di un enzima quale la lattasi, indispensabile per la digestione del lattosio, uno zucchero del latte) o farmacologiche (incluse le intolleranze dovute ad ammine come l’istamina), mentre in alcuni casi il meccanismo può non essere definito.[1]

Oltre 120 alimenti sono stati descritti come responsabili di allergie alimentari, ma è solo un numero ristretto di alimenti a causare la maggior parte delle reazioni allergiche. [2, 3]

Le cause più comuni di allergia alimentare nel Regno Unito e negli Stati Uniti sono le arachidi, la frutta a guscio, le uova, il pesce, il latte vaccino, i crostacei e i molluschi, i semi di soia e i cereali contenenti glutine [4], anche se questo modello presenta variazioni in Europa e a livello internazionale.

I sintomi variano da lievi a gravi. Possono interessare vari organi, come l’epidermide, il tratto gastrointestinale, il tratto respiratorio, gli occhi e il sistema nervoso centrale. Il prurito e/o la tumefazione della bocca sono i sintomi più comuni.

Un’anafilassi che provoca reazioni gravi e virtualmente letali si verifica in un numero ridotto di casi. Fortunatamente, la maggior parte delle reazioni allergiche agli alimenti sono relativamente modeste.

La percentuale di persone che pensano di essere allergiche (con autodiagnosi) è più alta della percentuale di persone alle quali viene effettivamente diagnosticata un’allergia. Tale discrepanza mette in risalto la necessità di diagnosi accurate per evitare restrizioni dietetiche non necessarie e per fornire dati affidabili sulla prevalenza.

L’unico modo per prevenire una reazione allergica consiste nell’evitare gli alimenti che causano segni e sintomi; la ricerca si sta tuttavia concentrando sulla prevenzione della sensibilizzazione iniziale. Nonostante una copiosa attività di ricerca e numerosi studi di intervento, nessun approccio ha raggiunto finora tale obiettivo. I dati a disposizione indicano che lo sviluppo di tolleranza agli allergeni richiede una colonizzazione precoce del tratto intestinale da parte di una microflora adeguata. [5, 6]

Ciò ha portato a indagini con l’impiego, tra l’altro, di probiotici (microrganismi vivi, il cui consumo può recare beneficio alla salute delle persone) e/o prebiotici (componenti alimentari che possono recare un beneficio alla salute delle persone grazie al cambiamento della flora batterica intestinale che riescono a produrre, se consumati).

Numerosi studi hanno esaminato gli effetti benefici dell’allattamento al seno per la prevenzione delle allergie. L’Accademia europea di allergologia e d’immunologia clinica (EAACI) raccomanda l’allattamento al seno esclusivo nei primi 4-6 mesi di vita per prevenire lo sviluppo di affezioni allergiche, comprese le allergie alimentari. In mancanza di latte materno, si dovrebbe usare una formula con proteine idrolizzate e ipoallergenicità documentata per almeno 4-6 mesi nei lattanti a maggior rischio di affezioni allergiche (come i lattanti con madre, padre o fratelli allergici). [7]

Referenze

1. Sadler CR, Storcksdieck genannt Bonsmann S and Friel M. (2013). Coeliac disease: An overview. Agro FOOD Industry Hi Tech, 24, 2, 12­15
2. Rona RJ, Keil T, Summers C, Gislason D, Zuidmeer L, Sodergren E, Sigurdardottir ST, Lindner T, Goldhahn K, Dahlstrom J, McBride D and Madsen C. (2007). The prevalence of food allergy: A meta­analysis. J Allergy Clin Immunol, 120, 3, 638­646.
3. Hefle SL, Nordlee JA and Taylor SL. (1996). Allergenic foods. Crit Rev Food Sci Nutr, 36, S69­S89.
4. Hignett J. (2002). Food allergens and the Food Industry. in: Adverse reactions to food. The report of a British Nutrition Foundation Task Force. Buttriss, J. (ed.). Blackwell Science Ltd. Great Britain.
5. Bjorksten B. (2004). Effects of intestinal microflora and the environment on the development of asthma and allergy.
Springer Semin Immunopathol, 25, 257–270.
6. Sudo N, Aiba Y, Oyama N, Yu XN, Matsunaga M, Koga Y et al. 2004. Dietary nucleic acid and intestinal microbiota
synergistically promote a shift in the Th1/Th2 balance toward Th1­skewed immunity. Int Arch Allergy Immunol, 135,
132–135.
7. Muraro A, Dreborg S, Halken S, Host A, Niggemann B, Aalberse R, Arshad SH, von Berg A, Carlsen K­H, Duschen K,
Eigenmann P, Hill D, Jones C, Mellon M, Oldeus G, Oranje A, Pascual C, Prescott S, Sampson H, Svartengren M,
Vandenplas Y, Wahn U, Warner JA, Warner JO, Wickman M and Zeiger RS. (2004). Dietary prevention of allergic
diseases in infants and small children. Part III: Critical review of published peer­reviewed observational and
interventional studies and final recommendations. Pediatric Allergy and immunology, 15, 291­307.